"Verso Firenze 2015" Attualità

Continuano le iniziative “verso Firenze 2015”. Questa volta l'appuntamento era a Napoli, sabato 13 giugno, presso il Centro Congressi della stazione marittima. Più di duecento persone sono state stimolate a riflettere sul tema “Leggere i segni dei tempi e parlare il linguaggio dell'amore. Educazione, cultura e comunicazione alla ricerca di un nuovo umanesimo”.
Tre dimensioni (educazione, cultura e comunicazione) di un'unica realtà esistenziale: l'umanesimo integrale e trascendente.
Nell'ottica di una possibile alleanza educativa tra istituzioni, in particolare tra scuola e famiglia, nella mattinata si sono confrontati, attraverso una serie di tavole rotonde, i protagonisti del mondo accademico.
Tra questi: Marco Rossi Doria, sottosegretario all'Istruzione; Luisa Franzese, dirigente Ufficio Scolastico Regionale della Campania; Pier Cesare Rivoltella, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore; Lucio D'Alessandro dell'Università Suor Orsola Benincasa; Anna Papa, dell'Università Parthenope; Domenico Marafioti, preside della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale.
A quest'ultimo, gesuita e professore di teologia, è toccato il compito arduo di recuperare la dimensione integrale della persona, nell'ottica di un antropologia integrata che vede nell'incontro delle scienze con la teologia, la possibilità di definire la novità dell'umano nella complessità del suo insieme. Posizione interessante – quella di padre Domenico – che si pone come possibile risposta alla domanda provocatoria posta all'inizio della giornata dal Cardinale Sepe: “sappiamo leggere l' umano?”. In altre parole l'Arcivescovo di Napoli si chiedeva se siamo ancora in grado di interpretare l'uomo nella sua pienezza, vista la crisi antropologica degli ultimi tempi.
Molto apprezzata la seconda parte della giornata. Nel dopopranzo, infatti, la riflessione si è spostata su un'altra categoria fortemente dominante l'oggi: la comunicazione. Al dibattito, tra le persone intervenute, Marco Tarquinio, direttore di Avvenire che ha denunciato la mancanza di amore e di cura dell'informazione che finisce per fare “strage d'umanità”.
La comunicazione,ha continuato Paolo Ruffini, “serve ad unire”. Invece – sottolinea il direttore di TV 2000 – “viene usata per dividere”. Importante – continua il giornalista cattolico – è anche la forma, citando la famosa frase di Paolo VI: “A cosa serve dire cose bellissime se gli uomini di oggi non ci capiscono?”.
Sulla stessa linea umanizzante si è mosso Vincenzo Morgante, direttore del TGR Campania: “Ai miei giornalisti dico sempre: maneggiamo materiale esplosivo. Maneggiamo le persone. E quando abbiamo diffamato, offeso, detto cose false, non ci sarà nessuna smentita o diritto all'oblio in grado di rimettere le cose a posto. Quindi, bando agli approcci meramente ragionieristici: dietro ai numeri dei migranti c' è il sangue di donne uomini e bambini, c' è il dolore dei parenti, i grandi sentimenti da non dimenticare”.



06/07/2015 14.35
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